N. Lilin - Educazione Siberiana. Einaudi Super Et

Molti i dubbi prima di iniziare questo libro, immaginato un po’ splatter un po’ comico, magari nell’inconsapevolezza del suo stesso autore. E invece nel leggerlo si entra un po’ alla volta in un mondo irreale. Certo, la narrativa ha esattamente quello scopo, di far entrare in altri mondi. In questo caso però non è un mondo nuovo per la sola vicenda narrata. Il mondo in cui si entra con questo libro ha regole nuove, ha modelli di comportamento nuovi, dialoghi nuovi, eppure lentamente tutto ciò acquista una propria plausibilità e un realismo inaspettati. La storia è quella di un ragazzino che cresce nella comunità criminale siberiana circondato da regole, affetti, insegnamenti propri di quella comunità. Non c’è una trama vera e propria, solo accadimenti e episodi (le piccole risse, la reclusione, la violenza sessuale su una giovane della comunità e la successiva vendetta del gruppo) che forniscono via via un quadro sempre più preciso, plausibile e convincente di un mondo che probabilmente non appartiene alla vita quotidiana del lettore ma che riesce via via a divenire sempre meno alieno dal suo modo di pensare.

L.Berlin - La Donna che scriveva Racconti. Bollati Boringhieri

La vicenda autobiografica di Lucia Berlin (tante città, tanti mariti, tanti lavori, tanti figli, tante passioni) può forse spiegare la vitalità prorompente che emerge dalle righe che scrive.

In questi 43 racconti non accade nulla di eclatante; si tratta di istantanee quasi sempre felici – beninteso sul piano letterario, felicità in senso stretto ce n’è poca – che tratteggiano vicende di vita nella dipendenza da alcool e sostanze, solitudine o compagnie sbagliate, lavori sottopagati e un senso di attesa costante e inappagata, che è poi quella che spinge il lettore a girare pagina dopo pagina. L’opinione del tutto personale è che nella letteratura statunitense il padre artistico di molti scrittori di racconti sia Raymond Carver. Lucia Berlin segue quelle tracce con eccezionale bravura e capacità.

Un ultimo dettaglio, per affrontare in piena consapevolezza le pagine di questo libro. Questa autrice è stata scoperta e valorizzata soltanto dopo la morte, e sono stati proprio questi suoi racconti che le hanno dato il successo che non ha avuto in vita.

C. Whitehead - La Ferrovia Sotterranea. Edizioni Sur

Vincitore del premio Pulitzer per la narrativa nel 2017, il libro si muove su tre livelli. Il primo è il livello narrativo nel senso stretto del termine, nel raccontare le vicende della prigionia, fuga, cattura e liberazione definitiva della protagonista, Cora. Il secondo piano è quello storico, con costanti riferimenti a vicende di sfruttamento e violenza fisica e morale nei confronti degli uomini e donne di colore negli Stati Uniti nella prima metà dell’Ottocento. Infine c'è il livello onirico, con la vicenda incombente della ferrovia sotterranea che permetteva agli uomini e donne in fuga dalla schiavitù di viaggiare verso la libertà negli Stati del Nord.

Il tono narrativo è tenue, compassato e privo di eccessi. Non c’è modo migliore per raccontare vicende estreme come questa, la cui narrazione letterale è di per sé più che sufficiente per lasciare il lettore allo stesso tempo attonito e indignato.

Un libro la cui attualità - di questi tempi, e non solo negli Stati Uniti - lo rende ancora più interessante.

M. Selvini Palazzoli, L. Boscolo, G. Cecchin, G. Prata - Paradosso e Controparadosso. Raffaello Cortina Edizioni

Questo testo fondamentale della Psicoterapia Sistemica (Pietro Barbetta nella sua introduzione ipotizza che Paradosso e Controparadosso abbia per la Sistemica lo stesso significato di pietra miliare che ha avuto L'Interpretazione dei Sogni per la Psicoanalisi), ha ormai compiuto 45 anni, e racconta esperienze terapeutiche di quasi mezzo secolo fa. Eppure, se letto soprattutto a fini formativi, il senso di novità che comunica è profondo, e la sfida alle convinzioni cresciute e radicate nei luoghi comuni della vita quotidiana è costante. L'idea di base è che ogni gruppo umano è percorso da due tendenze contrapposte, in perenne, precario equilibrio: quella della omeostasi e quella del cambiamento. Al proprio interno ogni gruppo ha regole proprie e i membri che lo compongono sono fondamentalmente soggetti a esse. Non è pertanto il comportamento dell'individuo la causa della patologia (secondo una visione lineare causa / effetto), ma è tutto il sistema e i membri che lo compongono a soggiacere alle regole di relazione che si sono sviluppate nel tempo, quelle regole del gioco che detengono i vero potere. E che si possono affrontare con l'arma del Paradosso...

Philip Roth - Pastorale Americana - Einaudi Super ET 

Mi hanno sempre affascinato quelle rarissime persone che riescono per ore a tenere il palco da sole non facendo annoiare chi li segue. In questo libro (premio Pulitzer 1998) accade qualcosa di simile: il protagonista assoluto è Seymour Levov, “lo Svedese”, la cui vita viene ricostruita dall’io narrante non sulla base di ricordi o racconti di prima mano, ma di congetture, fantasie, piccoli indizi, ritagli di giornale. Manca quasi del tutto la trama, ma c’è piuttosto una sorta di monologo interiore, le riflessioni di una persona che vede progressivamente deragliare verso una rovina senza fine la vita apparentemente perfetta della propria famiglia, e dei vari nuclei famigliari che attorno a essa orbitano, quasi a simboleggiare il rabbioso declino dell’intera società americana: singolare a questo proposito come l’ultimo capitolo si svolga nella contemporaneità dello scandalo Watergate, che per gli Stati Uniti ha rappresentato a livello macrosociale una delle prove più insuperabili, almeno fino a quella drammatica che stanno vivendo ora.

È un libro per amanti della lettura, non semplice, non immediato. Non è un libro avvincente nel senso abituale del termine ma ipnotizza il lettore facendolo entrare in una esistenza drammatica e nei pensieri che l’accompagnano. Le ultime 60 pagine, l’intero ultimo capitolo, sono magistrali.

Niccolò Gianelli - Vangelo Yankee (America non è) - Round Midnight Edizioni

L’autore è Nicolò Gianelli, nato nel 1982 e morto nel 2015.

È la storia in 12 capitoli di un viaggio attraverso gli Stati Uniti nella quale vengono nominati altrettanti Stati, sempre con il prefisso “non è”: “Non è California”, “Non è Nevada”, “Non è Oklahoma”, ecc.; La struttura che lo caratterizza è singolare: i capitoli partono dal n. 12 e arrivano al n. 1. È una tecnica già utilizzata da altri, Palahniuk per esempio compone il suo “Survivor” partendo da pagina 289 e arrivando a pag. 1, ma là ci sono altre esigenze narrative, quello è un conto alla rovescia. Qui è una storia che si inizia a leggere dalla conclusione e arriva al suo inizio, quando cinque ragazzi arrivano negli Stati Uniti per un viaggio di cui il lettore conosce già premesse e sviluppi, anche se non tutti. Ogni capitolo si conclude con un consiglio musicale, la colonna sonora ideale per il lettore che va dai Kiss ai Joy Division, dai Clash a Iggy Pop.

Il libro è difficile da trovare. Si può provare a ordinarlo dalla casa editrice, ma non si troverà facilmente in libreria. E questo è un vero peccato.

Paul Watzlawick - Il Linguaggio del Cambiamento - Un. Ec. Feltrinelli

Si è parla sempre molto del concetto di “irriverenza” da parte di alcuni psicoterapeuti. Nella Sistemica questa caratteristica viene spesso associata a Gianfranco Cecchin, uno dei fondatori del cosiddetto Milan Approach. Eppure quello della “irriverenza” è un concetto sfuggente, che può assumere tinte vicine alla maleducazione, all’irrispetto o essere più accostato a una curiosità priva di remore. Se è quest’ultima l’accezione da dare al termine “irriverenza”, essa si individua in tanti scrittori sistemici, tra gli altri Mara Selvini Palazzoli, Jay Haley e per l’appunto Paul Watwlawick.

In questo breve testo viene affrontato il linguaggio terapeutico. Vengono approfondite le funzioni cerebrali legati agli emisferi sinistro e destro, le diverse lingue che tali emisferi sono in grado di percepire e il modo in cui il terapeuta può entrare in contatto con il proprio cliente per agevolare il cambiamento attraverso tre tecniche fondamentali (e interconnesse): utilizzando forme linguistiche proprie dell’emisfero destro, inducendo il blocco dell’emisfero sinistro e attraverso la prescrizione di comportamenti. Il riferimento è spesso alla terapia ipnotica, in particolar modo all’approccio di Milton Erickson. L’idea è che il linguaggio proprio dell’emisfero destro sia quello realmente in grado di agevolare il cambiamento, sia nella pratica ipnotica, sia in quella terapeutica in senso più ampio.

Tornando a quanto scrivevo all’inizio, ecco una citazione sulla psicoterapia: “ovunque, eccetto che nella psicoterapia classica, viene accettato come ovvio dato di vita che non esistono soluzioni perfette e raggiunte una volta per sempre, che i problemi possono ripresentarsi” (pag. 152). Un altro bell’esempio di irriverenza, relativa alla pretesa ingenua che il cambiamento debba essere sempre definitivo.

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